The White Trail

La prima volta non si scorda mai!

Il 2019 è stato l’anno della mountaibike, alla front (MTB con la sola forcella ammortizzata) si è aggiunta una bici da enduro ed alle semplici scorrazzate sui Colli Euganei o alle brevi gite nelle Dolomiti sono sopraggiunte avventure più impegnative. Inizio la ricerca di nuovi ed entusiasmanti percorsi da affrontare nel 2020 e decido di sviluppare il progetto Pedali rurali. Così mi sono ritrovato a partecipare al il mio primo trail, per la prima volta con i pedali sulla neve, spingendo la bici per più chilometri di quanti avrei mai potuto immaginare!

In Partenza

The white trail 2020

Organizzato da Maurizio di Meranobike è un percorso ad anello di 60 Km e 2000 metri di dislivello, sebbene la traccia non subisca grandi variazioni, per via delle condizioni climatiche e di innevamento; ogni anno l’evento presenta sempre caratteristiche e paesaggi diversi.

Tre volte e non una uguale all’altra.

Laura Ceccon Lacek



Mercoledì, ultimo giorno per iscriversi, decido di firmare il modulo ed inviarlo. Resto in attesa della traccia e rimango stupito quando al costo di un trail ricevo 6 tracce, corto, medio, lungo, mediofacile, a piedi e con gli sci e penso: “che super organizzazione”.

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Alle 8,30 di sabato 22 Febbraio, come previsto le condizioni meteo sono ottimali, cielo terso, temperature primaverili e vento non pervenuto. Sin da subito mi ritrovo con le ruote sulla neve e dopo meno di 10 minuti sono già fermo per sgonfiare le gomme e portarle ad una pressione consona al percorso che devo seguire. I primi chilometri infatti sono quasi tutti su pista innevata e battuta, si parte subito con una salita che dai 1600 metri di Falzeben ci porta a quota 2000, un vero e proprio battesimo di fuoco, obbligati a scendere dai pedali e spingere nei tratti più ripidi.

Il percorso procede per qualche chilometro, mantenendosi in quota con alcuni saliscendi. Sono in compagnia di Diego e Roberto e stiamo percorrendo il famoso sentiero Europeo che ci porterà fino agli omini di pietra dove ci aspetta una bellissima vista a 360° su tutto l’arco alpino.

Inizia qui la prima lunga discesa, 800 metri di dislivello che iniziano su una pista di neve battuta e proseguono su un sentiero innevato che sembra disegnato dalla redbull. Quì preso dalla foga, spingo sui pedali e volo, un bel capitombolo, per fortuna siamo tutti interi, io la bici ed il fido righello. La discesa prosegue su mulattiere misto fango e si conclude con un brevissimo tratto di asfalto.

Proseguo con in mente ben salde le parole scritte nella mail con le indicazioni:

La traccia si segue in senso orario fino all’incrocio con la strada asfaltata, dal parcheggio Schermoos verso sud invece in senso antiorario, in pratica si fa un grande 8.

Maurizio De Florian

Sono sulla strada giusta! Perchè arrivo alla chiesetta di Laverna dove mi fermo, mangio un panino e scatto una bella foto.

Chiesetta di Laverna

Riprendo la marcia in completa solitudine su strada sterrata, a dire il vero infangata, incontro diversi pedoni, tanti spaventapasseri ed un uomo a cavallo, stranamente non ci sono altre biciclette. Non mi pongo il problema, semplicemente credo di essere l’ultimo e proseguo noncurante, mentre in testa mi risuona una cantilena che segna il tempo, applicavo involontariamente una tecnica di cui avevo sentito parlare in Ready for ultra, di tanto in tanto mi fermo a scattare qualche foto.

Giochi d’ombre

Al chilometro 28 circa, vedo arrivare Laura, in direzione opposta alla mia, realizzo che qualcosa non torna, le dico che il percorso è in senso antiorario e mi fa notare che sto andando nel verso sbagliato, poco male, mi consiglia di proseguire. Qualche chilometro più in là incontro un gruppetto di sei persone, tra cui Diego e Roberto che mi invitano a tornare indietro con loro, rifiuto gentilmente (non avevo voglia di allungare di altri 8 Km), in solitaria proseguo per la mia strada fino al maso Gschnofer dove mi aspetta una buona fetta di strudel ed un caffè.

Riparto, carico di zuccheri, acqua e pieno di entusiasmo, sono a più della metà del percorso, mancano solo 1000 metri di dislivello e sono passate poco più di cinque ore. Felice ed incurante di quello che mi aspetta!

La seconda parte del percorso è la più intensa, salite che tolgono il fiato, neve molla, fango, singol track tecnici e per finire il ghiaccio.

Andiamo per ordine, mi aspettano tre salite e tre discese; la prima molto panoramica mi condurrà fino all’imbocco del sentiero K, visto il nome ti aspetteresti di trovare l’agente K che ti indica la via. La salita è impegnativa, la neve si è sciolta e le ruote slittano sul fango, quindi scendo dalla bici e spingo, incontro Roberto, che insieme a Maurizio organizza il Gran giro del Garda, con lui condividerò tutta questa l’ultima parte del trail.

La fatica

Il sentiero K non è meno impegnativo della salita, un singol track tecnico che taglia il bosco, sarebbe stato opportuno affrontarlo con le gomme chiodate.

La seconda salita è meno impegnativa, la neve fortunatamente non si è sciolta e si riesce a pedalare quasi tutta, mi fermo giusto un paio di volte per magiare e scattare qualche foto.

Giù sulla seconda discesa, una mulattiera ampia e ben innevata, sembra quasi una pista per slittini, scendiamo a tutta, fino a quando, complice il surriscaldamento, il freno posteriore perde pressione e decide di funzionare ad intermittenza. Momento di panico!

Anche il sole inizia la sua discesa, ne approfittiamo per scattare alcune foto e riorganizzarci prima dell’ultima salita. La descriverei come la scia lasciata dall’uomo ghiaccio, una lastra, che complice la stanchezza sembrava interminabile. L’abbiamo affrontata con molta pazienza e determinazione. Il tramonto intanto continua a regalare momenti suggestivi e così mi fermo ad ammirarlo, mangio l’ultimo panino seduto su una panchina e scatto una foto che scalda il cuore.

Rosso fuoco

Arrivati in cima, mentre ci prepariamo per la discesa ci raggiungono Alessandra, Gianluigi e Mara ed insieme ci addentriamo nel famoso sentiero 51. Frontali accese e bici a spinta a modi pinguino in una pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Nota: mettete sempre nello zaino un paio di ramponcini

Scivoliamo alla meno peggio, pedaliamo per gli ultimi metri e rientriamo a Falzeben dove ci aspetta una buona birra ed una ricca cena.

Ringraziamenti:

  • Maurizio De Florian per l’organizzazione e l’ospitalità, grazie per il posto letto in camper;
  • Laura Ceccon Lacek con la quale ho condiviso il viaggio in auto, grazie della compagnia;
  • Roberto Candelieri che ha battuto traccia quando il mio telefono ha deciso di smettere di funzionare;
  • Diego Roveri per la compagnia e le foto che ha condiviso;
  • Gianluigi, Mara e Alessandra per aver condiviso l’ultima discesa e soprttutto la cena.

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Facce da Trail

Panorami

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